NELL’ATELIER DI A.LI.VE.: I “BOZZETTI” DI DAVIDE TONOLLI

A cura di Alice Martini

Parte la nuova rubrica “Nell’atelier di A.LI.VE.” dedicata al lavoro del costumista Davide Tonolli che, attraverso i suoi “bozzetti”, ci racconterà i personaggi degli spettacoli in fase di allestimento nella scuola di teatro dell’Accademia. Primo appuntamento con lo spettacolo “Macerie”, su testo delle maestre Camilla Zorzi e Silvia Masotti.

Raccontaci dello spettacolo 

D.T.: «Macerie, il cui testo è stato elaborato da Silvia Masotti e Camilla Zorzi, è liberamente tratto da L’Iliade di Omeroda Le Troiane e l’Ecuba di Euripide e da alcuni testi novecenteschi. Ciò che accomuna questi testi è la storia legata al mito della distruzione della città di Troia. Ma la storia narra anche la dignità delle protagoniste, le quali vengono strappate a forza dalla loro terra e dalla loro madre per essere vendute ai greci che, dopo aver saccheggiato e dato fuoco alla città, decidono di portarle via». 

Chi sono le quattro protagoniste rappresentate?

D.T.: «I bozzetti raffigurano le quattro protagoniste della vicenda raccontata nello spettacolo Macerie: Cassandra, figlia di Ecuba e sacerdotessa nel tempio di Apollo, Andromaca, principessa troiana e moglie di Ettore, Polissena, principessa troiana e figlia di Ecuba ed Elena di Sparta. L’estetica utilizzata per rappresentare questo mondo distrutto, queste “macerie” per l’appunto, è stata quella legata alle distruzioni che hanno caratterizzato la storia del Novecento. Per esprimere la decadenza delle quattro protagoniste, una particolare attenzione è stata data allo stile crudo, cinico e iperrealista restituito nei dipinti del movimento artistico del primo dopoguerra chiamato La Nuova oggettività, in auge in Germania durante la Repubblica di Weimar».

Parlaci di questo stile

D.T.: «Lo stile dei costumi parte dalla moda anni ’20. Insieme a Camilla Zorzi, abbiamo pensato che negli abiti ci fosse la necessità di esprimere il presente ma anche il passato di questi personaggi. Trattandosi di donne che appartengono all’alta società, desideravamo che ogni abito portasse con se un frammento di quel mondo fatto di ricchezza, di arte e di bellezza al quale esse appartenevano fino alla sua completa distruzione. Ecco dunque giustificata la scelta dei colori sgargianti, dei ricami e delle applicazioni che ne definiscono il carattere e quale fosse il loro status nel periodo in cui la città di Troia prosperava.

Nel momento in cui l’azione si svolge però questa bellezza è stata deturpata dal fuoco, dalla polvere e dalla violenza subita da parte dei greci. L’integrità dei costumi e delle figure nel complesso non è più visibile se non negli elementi che esprimono l’essenza delle protagoniste. Pensando agli anni ’20, e dovendo soddisfare esigenze di comodità legate alla regia, la scelta è caduta principalmente su ensambleda sera corti e da ballo composti da abiti, sottabiti e sottovesti; fatta eccezione per il personaggio di Elena dove era importante mantenere l’aspetto seduttivo».