“OTELLO” ATTRAVERSO GLI OCCHI DI UN BAMBINO

Caterina e Maria Vittoria, membri storici del Coro Voci Bianche A.LI.VE., ci portano in un fantastico dietro le quinte, delle date al Filarmonico, raccontando i preparativi e l’ingresso in scena 

Il 4, 6, 8 e 11 febbraio, con il coro di voci bianche A.LI.VE. abbiamo partecipato alla messa in scena al teatro Filarmonico dell’opera Otello di Giuseppe Verdi con la Fondazione Arena. Non è stato molto faticoso partecipare alle prove e alle rappresentazioni. Se in qualche momento mi sono sentita un po’ stanca, le maschere e tutto lo staff del Teatro hanno fatto in modo che la stanchezza passasse. Parrucchieri bravissimi e simpatici e sarte super brave! L’ opera, sfortunatamente, non sono riuscita a vederla bene; solo qualche pezzo in prova.

Prima di andare in scena, ho pensato a tutte le cose brutte che sarebbero potute succedere (basta una piccola distrazione e si manda per aria il lavoro di tutti); ma, una volta sul palcoscenico, a Teatro tutto esaurito, i cattivi pensieri lasciano il posto al sorriso e tutto fila liscio. La cosa che mi è rimasta impressa di più è stata quando sono venute le scuole. Gli alunni si sono comportati molto bene.

Caterina Barba

 

 

Anche quest’anno ho avuto l’occasione di partecipare insieme al coro ad un’opera di nome Otello. Abbiamo potuto ripeterlo solo quattro volte e la quarta è stata la più divertente. Appena arrivata, stranamente in orario, sono andata a piedi fino al quinto piano del teatro e subito mi sono cambiata. I costumi erano molto belli ma anche molto pesanti e infatti c’erano sempre le finestre spalancate. Mentre aspettavamo che arrivassero tutti, provavamo la nostra parte.

Dopo aver provato abbiamo fatto uno spuntino, giocato con il mandolinista, che chiamavamo sempre “mandolino”, e aspettato con ansia di iniziare. Dopo mezz’ora, finalmente abbiamo sentito il segnale del regista che ci chiamava per entrare in scena; quindi siamo scesi e ci siamo posizionati in fila, come sempre, nell’ultima quinta. Eravamo tutti stretti; alla nostra destra c’era un letto e alla nostra sinistra c’erano delle comparse che si preparavano a portare in scena una statua della Madonna. Noi eravamo in mezzo come dei wurstel nel panino. Sapevamo perfettamente quando entrare. Appena arrivati sul al palco dovevamo posizionarci su dei gradini e cantare la nostra parte. Alla fine del brano dovevamo semplicemente correre via.

Su quattro rappresentazioni solo in due alla fine ritornavamo sul palco per prenderci gli applausi. Ma solo dopo aver aspettato due ore! Durante l’attesa facevamo cose divertentissime. Con il mandolino abbiamo inventato un balletto molto semplice con una canzone molto divertente e l’abbiamo ripetuto un centinaio di volte. Avevamo anche trovato un posto segreto e andavamo sempre lì a giocare con lo slime e la gomma pane. Finalmente dopo aver chiacchierato e mangiato in abbondanza, il regista ci ha chiamato di nuovo. Questa volta però non dovevamo andare nell’ultima quinta, ma nella prima per entrare sul palco a prenderci gli applausi insieme al quintetto formato da due mandolinisti, due chitarristi e un’oboista. Usciti dal palco siamo andati velocissimamente di nuovo al quinto piano, ci siamo cambiati e ce ne siamo tornati a casa.

Questa è stata un’esperienza bellissima, spero di poterla ripetere nuovamente.

Maria Vittoria Caputo